Cannabis medica in Sicilia: risposta della Regione

Il 16 aprile 2026 l’Assessorato della Salute della Regione Siciliana ha risposto ufficialmente allistanza presentata dall’Associazione PazientiCannabis APS ETS, in collaborazione con l’associazione Carlo Therapy per l’istituzione di un Tavolo Tecnico Regionale sulla cannabis medica.

Una risposta attesa. Una risposta importante. Ma soprattutto, una risposta che apre più scenari di quanti ne chiuda.

Cosa dice la Regione Siciliana

Nel documento, il Dipartimento per la Pianificazione Strategica conferma alcuni punti chiave:

  • In Sicilia esiste già un tavolo tecnico sulla cannabis terapeutica, istituito nel 2018 e aggiornato nel 2022
  • È stato già prodotto un documento regionale sulle preparazioni magistrali a base di cannabis, con linee guida su utilizzo e rimborsabilità
  • Le criticità sollevate dall’associazione sono state discusse a livello nazionale in una riunione coordinata dal Ministero della Salute (novembre 2025)

Fin qui, la fotografia è quella di un sistema formalmente esistente. Ma la realtà vissuta dai pazienti racconta spesso tutt’altro.

Il passaggio cruciale: aggiornamento nazionale del Decreto 2015

Il punto più rilevante della risposta riguarda l’annuncio dell’avvio di un aggiornamento nazionale del Decreto Ministeriale 9 novembre 2015, che disciplina l’uso della cannabis medica in Italia.

Secondo quanto comunicato:

  • Verrà istituito un gruppo di lavoro nazionale composto da esperti clinici
  • L’aggiornamento terrà conto delle nuove evidenze scientifiche
  • Si lavorerà per uniformare i percorsi su tutto il territorio nazionale

Tradotto: qualcosa si sta muovendo davvero.

Ed è esattamente ciò che da anni pazienti, medici e associazioni chiedono e che abbiamo chiesto durante il convegno organizzato presso la camera dei deputati a luglio del 2025.

Il nodo irrisolto: burocrazia e disuguaglianze

La Regione evidenzia anche un problema centrale, finalmente messo nero su bianco:

la complessità burocratica del sistema attuale

Oggi, per accedere alla terapia con cannabis, sono necessari:

  • piano terapeutico
  • schede di monitoraggio per l’Istituto Superiore di Sanità
  • per la maggior parte delle regioni ancora tutto in formato cartaceo

Un percorso frammentato, lento e spesso scoraggiante.

La soluzione proposta?
interoperabilità tra sistemi informativi

Un termine tecnico che significa una cosa molto concreta:
semplificare, velocizzare e rendere più equo l’accesso alle cure.

Perché oggi, in Italia, il diritto alla terapia cambia a seconda della Regione. E questo non è accettabile.

Cosa manca nella risposta

Nonostante gli elementi positivi, la risposta presenta anche limiti evidenti:

  • Nessuna tempistica concreta per l’istituzione del nuovo tavolo richiesto o la convocazione delle associazioni in audizione
  • Nessun impegno immediato su criticità regionali attuali
  • Nessuna risposta diretta alle segnalazioni dei pazienti

In altre parole: si guarda al futuro, ma il presente resta scoperto.

La posizione di PazientiCannabis

Come associazione, accogliamo con attenzione l’apertura verso un aggiornamento nazionale e il riconoscimento delle criticità.

Ma siamo altrettanto chiari:

I pazienti non possono aspettare i tempi della burocrazia

Servono interventi immediati su:

  • accesso reale alle prescrizioni
  • continuità terapeutica
  • disponibilità dei farmaci
  • uniformità regionale

E serve soprattutto una cosa: ascolto.

Cosa succede adesso

La Regione ha dichiarato che chiederà aggiornamenti al Ministero sullo stato dei lavori.

Noi faremo di più.

Continueremo a:

  • portare le istanze dei pazienti nelle sedi istituzionali
  • monitorare ogni sviluppo normativo
  • denunciare le criticità ancora presenti
  • costruire un dialogo concreto tra istituzioni, medici e cittadini

Perché la cannabis medica non è un tema ideologico.
È una questione di diritto alla cura.

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