Effetti della Cannabis su mal di testa ed emicrania, conclusioni dei più recenti studi:

Effetti della Cannabis su mal di testa ed emicrania, conclusioni dei più recenti studi:

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Di Sasha Wolff from Grand Rapids – Can’t Concentrate: 14/365, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=11343038

Emicrania e Cannabis: In uno studio effettuato tramite l’applicazione Releaf (del quale trovate una traduzione QUI) si è valutata l’efficacia in tempo reale dell’utilizzo di fiori di Cannabis essiccati, il tipo di prodotto più utilizzato negli Stati Uniti per il trattamento del mal di testa e dell’emicrania, nonché le associazioni tra le diverse caratteristiche del prodotto ed il variare dei sintomi stessi.

In un altro studio, svolto stavolta tramite l’applicazione Strainprint, si è cercato inoltre di determinare se, oltre a ridurre i sintomi del mal di testa e dell’emicrania, i risultati varino a seconda del sesso, del tipo di prodotto utilizzato (concentrato vs fiore), della quantità di cannabidiolo (CBD) e di tetraidrocannabinolo (THC) e se con l’uso prolungato si sviluppi tolleranza.

Le conclusioni evidenziano riduzioni significative del mal di testa e dell’emicrania a seguito dell’utilizzo. Gli uomini hanno riportato riduzioni maggiori rispetto alle donne e l’uso di concentrati è stato associato a riduzioni maggiori dei sintomi rispetto ai fiori. Nello specifico si conclude che la Cannabis inalata riduce il mal di testa auto-riferito e la gravità dell’emicrania di circa il 50%. ma che tuttavia, la sua efficacia sembra diminuire col tempo e che per questo motivo i pazienti sembrano dover utilizzare dosi maggiori, suggerendo che la tolleranza a questi effetti può svilupparsi con l’uso continuato.

Questa circostanza è già nota da anni negli Stati Uniti perchè, come spiega Michael Cheng su FLOWERTOWN.COM, il THC si lega ai recettori del sistema endocannabinoide, che può accettare una varietà di neurotrasmettitori come ad esempio l’anandamide, i quali possono esplicare varie funzioni come influenzare lo stress, l’appetito, il dolore o il sonno. Quando il THC si lega ai suoi recettori, otteniamo la comune sensazione di “sballo” e, naturalmente, gli effetti periferici che modulano stress, appetito, dolore e sonno. Come sistema di autoregolazione, il corpo imporrà attivamente misure per limitare gli effetti del THC se esposto ad esso frequentemente o per periodi di tempo prolungati. Il cervello lo fa desensibilizzando (indebolendo) e interiorizzando (ritraendo) i recettori CB1, rendendo l’esperienza complessiva meno intensa. Questo è ciò che accade all’interno del corpo quando si sviluppa la cosiddetta “tolleranza”.

I veterani di guerra americani utilizzano il termine “t-break” per riferirsi a un periodo intenzionale di astinenza al fine di ripristinare questa tolleranza. Se si è un consumatore abituale possono essere necessarie fino a 4 settimane per tornare completamente alla propria sensibilità di base . Molte persone avvertiranno la maggiore sensibilità in pochi giorni, quindi una pausa di 1-4 settimane può essere considerata efficace.

L’uso della Cannabis per curare il mal di testa risale a centinaia o migliaia di anni fa, ed oggi quasi il 36% tra i consumatori di Cannabis terapeutica statunitensi ha riferito di usarla per queste patologie. Allo stesso modo, il 40% dei pazienti per i quali è stata raccomandata ha riportato effetti positivi, con una diminuzione del frequenza dell’emicrania da 10,4 a 4,6 emicranie / mese (secondo i dati dello studio pubblicati dal JOURNAL OF PAIN). Un altro studio ha rilevato che circa due terzi dei consumatori ha indicato una diminuzione da lieve a sostanziale nell’uso di altri farmaci dopo aver iniziato l’uso di cannabis terapeutica. Questi studi dimostrano definitivamente che molti individui la usano per curare il mal di testa e l’emicrania e che si ottengono effettivi benefici. Ad oggi, tuttavia, ci sono pochi studi in materia randomizzati in doppio cieco. Uno di questi (PubMed) è stato condotto su 30 pazienti ambulatoriali con cefalea da uso eccessivo di farmaci ed ha dimostrato che il nabilone (un cannabinoide sintetico) era più efficace dell’ibuprofene nel ridurre l’intensità del dolore, ridurre l’assunzione di altri analgesici e aumentare la qualità della vita. Uno dei limiti di studi del genere è che, trattandosi di un singolo principio attivo sintetico non si è potuto valutare l’effetto entourage che la Cannabis innesca quando viene assunta come infiorescenza.

Studi preclinici evidenziano una maggiore sensibilità antinocicettiva ai cannabinoidi nelle femmine rispetto ai maschi, confermando che l’efficacia analgesica percepita sia maggiore nelle donne rispetto agli uomini. Considerato che il miglioramento dell’antinociezione indotta dal THC in concomitanza con l’uso di CBD (effetto entourage) è stato riscontrato negli studi su animali (PUBMED), ed alla luce delle dichiarazioni del dottor Raphael Mecholaum e del dottor Ethan Russo si è propensi a credere che il rapporto tra THC e CBD moduli alcuni effetti della Cannabis, per questo si sono esplorate anche le interazioni tra THC e CBD nel prevedere cambiamenti nel mal di testa e valutazioni di gravità dell’emicrania.
Il terzo obiettivo dello studio pubblicato sul JOURNAL OF PAIN era studiare lo sviluppo della tolleranza ai presunti effetti della Cannabis ed esaminare il cambiamento nelle valutazioni di base della gravità del mal di testa / emicrania in funzione dell’uso ripetuto. Quest’ultimo studio è stato effettuato considerando che la tolleranza tra i consumatori cronici è stata ben documentata, così come il fenomeno della cefalea da uso eccessivo di farmaci, che si verifica in circa il 15% dei pazienti con emicrania, ed entrambi possono essere correlati allo sviluppo della tolleranza stessa.

Le conclusioni indicano che la Cannabis inalata riduce i livelli di gravità del mal di testa e dell’emicrania di circa il 50%. L’uso ripetuto è associato alla tolleranza ai suoi effetti, fattore di rischio per curare queste patologie. Tuttavia, essa non sembra generare mal di testa da uso eccessivo di farmaci associato ad altri trattamenti convenzionali, il che significa che l’uso nel tempo non peggiora i sintomi. Sono garantiti futuri studi clinici in doppio cieco, controllati con placebo, che aiuteranno a escludere gli effetti placebo e forniranno un esame più controllato della dose, del tipo di Cannabis, delle interazioni di THC e di CBD e tra THC e CBD.

Un altro studio ancora, pubblicato dall’ HEADACHE JOURNAL, riesamina la letteratura medica per l’uso di Cannabis / cannabinoidi nel trattamento di emicrania, mal di testa, dolore facciale e altre sindromi dolorose croniche, allo scopo di evidenziare le prove di un potenziale ruolo della stessa nella lotta contro l’epidemia di oppioidi. Questo studio è stato svolto riesaminando la letteratura medica che coinvolge cannabinoidi maggiori e minori, terpeni primari e secondari e flavonoidi, sostanze che sono alla base dell’effetto entourage, e riassume i benefici medicinali individuali di queste sostanze, comprese le proprietà analgesiche e antinfiammatorie. Le conclusioni evidenziano prove sempre più numerose di vari benefici terapeutici, specialmente nel trattamento del dolore, che possono essere applicati anche al trattamento dell’emicrania e del mal di testa. Ci sono anche prove a sostegno del fatto che la Cannabis può aiutare nella disintossicazione da oppioidi, rendendola così una potenziale arma nella lotta contro questa epidemia e dimostrando non essere una sostanza di passaggio “in entrata” ossia che porta ad un escalation nel consumo di stupefacenti, bensì l’esatto contrario, una sostanza utile per limitare o eliminare l’utilizzo degli oppioidi, che causano migliaia di morti ogni anno.

La scienza della Cannabis è un settore ed un’industria medica in rapida evoluzione con standard di produzione sempre più regolamentati. Sono previste ulteriori ricerche per ottimizzare lo sviluppo di rapporti sinergici specifici per ceppo di cannabinoidi, terpeni e altri fitochimici per ottenere migliori terapie mirate volte a contrastare sintomi e malattie specifici.

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Di Luca Zarathustra Lecca:

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